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E' morto il motociclista ferito un mese fa in un incidente a San Giusto

Avrebbe compiuto 52 anni il prossimo 13 luglio. Era ricoverato da quasi un mese all'ospedale di Careggi. Disposta l'autopsia. Il ricordo del fratello Ezio

PRATO. Il 13 luglio avrebbe compiuto 52 anni, Enrico Caggiano, ma un destino crudele ha voluto che il suo cuore cessasse di battere proprio il primo luglio, il giorno della morte del padre, avvenuta lo scorso anno. L’uomo è morto all’ospedale di Careggi dove era ricoverato e lottava tra la vita e la morte da circa un mese. Era il 5 giugno scorso quando, intorno alle 17,30, la sua moto ha sbandato ed Enrico Caggiano è stato sbalzato per terra con violenza, all’altezza del cavalcavia della Declassata.

Gli automobilisti in transito dettero l’allarme e presto sul posto arrivò un’ambulanza allertata dal 118. All’arrivo dei soccorritori Caggiano aveva perso conoscenza e per questo fu allertato anche l’elisoccorso, che atterrò nelle vicinanze. Intanto la Polizia municipale chiudeva il cavalcavia in entrambe le direzioni: la strada restò chiusa per diverso tempo. Il ferito fu trasportato all’ospedale di Careggi con l’elicottero, in gravissime condizioni ma nulla era ancora perduto per i familiari: la speranza è sempre l’ultima a morire. La Polizia municipale ha svolto l’inchiesta ed ancora non tutto è stato chiarito sulla dinamica dell’incidente.

Sembra che non ci siano altri veicoli coinvolti, per lo meno questo è quanto è stato stabilito nel corso dei primi rilievi sul posto da parte dei vigili urbani. Ma che qualche dubbio sia rimasto negli inquirenti lo dimostra il fatto che la salma di Enrico Caggiano è ancora a Careggi, a disposizione dell’autorità giudiziaria, che ha disposto l’autopsia. Incerta, quindi, la data del funerale, affidato alla Croce d’oro. I familiari dell’uomo, in particolare la moglie Lorella, la sorella Carmela e il fratello Ezio, scrissero un appello attraverso i social rivolto ad eventuali testimoni, non escludendo che la perdita di controllo della moto da parte del congiunto fosse stata provocata da un altro mezzo, anche senza contatto diretto. Nessuno si è fatto vivo, ma l’appello, quasi una preghiera, è stato girato anche alla Polizia municipale e non è escluso che qualcuno si sia fatto avanti.

«La moto la sapeva guidare, eccome, era parte dela sua vita fin da quando era ragazzino – racconta il fratello Ezio Caggiano, responsabile del settore tessile nella Confartigianato – È una passione che condividevamo. Poi tutto può succedere, anche ai più esperti».

Un grande dolore per il fratello come per la sorella e la moglie Lorella. Benvoluto da tutti per la sua grande generosità, Enrico Caggiano faceva il muratore ma con il blocco dovuto all’epidemia di coronavirus tutto si è fermato e aveva trovato un posto temporaneo come operaio in una tintoria della Valbisenzio. Caggiano era un volontario Avis di vecchia data ed anche un bravo cantante: una passione che lo teneva impegnato in una corale gospel.

 

Pubblicato su Il Tirreno