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Muore a 17 anni, la lettera della cugina di Andrea: «Sei stato il fratello che non ho mai avuto»

Giorgia ha commosso tutti: «Eri il numero uno in tutto. Quante botte mi tiravi in testa, a matematica ero dura...» Straziante l’omelia del parroco: «Andrea illuminerà per sempre le persone che hanno avuto il privilegio di conoscerlo»

LIVORNO. Giorgina non riesce a trattenere le lacrime. I punti e le parentesi del suo discorso straziante sono scanditi da pianti e singhiozzi. Chissà con quanta fatica ha scritto questa lettera. Bagnando la carta ormai umida di lacrime. È al termine della cerimonia funebre che la cugina di Andrea Matteucci, il ragazzo morto a 17 anni nel terribile incidente stradale di via dei Pensieri, sale sull’altare insieme al fratello tredicenne di “Gas”, questo il soprannome del velocista della Libertas Runners che da giorni campeggia sugli striscioni di mezza città. Giorgina e il cugino si abbracciano, piangono e si danno forza l’un l’altro. Davanti a loro parenti stretti e amici dello sportivo e studente modello del liceo Enriques, «che amavano».

«Che dire di Andre – così parla la ragazza – Che bella persona era. Era così speciale. Come può una persona essere così bella, brava e intelligente allo stesso tempo? Buono ed educato, con tutti sei sempre stato il numero uno in tutto. Il migliore. Sapevi sempre aiutare le persone nei momenti difficili. Grazie per tutte quelle volte che mi hai aiutato a matematica. Io ero dura. Tu sei così perfetto, sei sempre stato perfetto. Un perfetto cugino. Fratello. Figlio. Amico. Fidanzato. E nipote che tutti vorrebbero avere. Quanti morsi e quante litigate fra di noi. Quanti pugni mi hai tirato sulla testa. Per me sei sempre stato il fratello che non ho mai avuto. Il punto di riferimento nella vita. Lo sarai per sempre. Sei nel mio cuore».

Nessuno, in chiesa, ha potuto più trattenere le lacrime. È stato così anche durante l’omelia di don Ivano Costa, che la celebrato la messa insieme ad altri due parroci, con un terzo che si è sempre assicurato che venisse mantenuta la distanza imposta dall’emergenza coronavirus, insieme ai volontari della Misericordia di via Verdi che, con le onoranze funebri, hanno curato il funerale, finito con la sepoltura nel cimitero di via dell’Ardenza. «Ci colpisce il fatto che Andrea sia stato battezzato in questa parrocchia – ha spiegato il sacerdote – Il battesimo lo ha consacrato a Dio. Gli ha detto: “Ora tu sarai sempre mio”. Ora c’è stato il sigillo della vita eterna. È molto bello che i genitori abbiano scelto questa Santa messa, dove Andrea è rinato alla vita. Dio lo ha tanto amato. Andrea sarà ancora vicino a noi per assistere, proteggere e illuminare i suoi compagni e gli amici che hanno avuto il privilegio di conoscerlo».

«In questa era – a leggere una seconda lettera è un amico di famiglia, con il quale condivideva la passione per i colori del Napoli – due genitori hanno reso un diciassettenne e un tredicenne (Andrea Matteucci e suo fratello ndr) persone di grandi valori, lasciandoli liberi di sviluppare la propria personalità. E che personalità. Sei diventato uomo nel modo più brutale che esista – così si rivolge il familiare al fratello minore della vittima – Il futuro ha un enorme debito con te e riscuoterai un grande credito, diventando un uomo eccezionale. Faremo nostri gli insegnamenti di un ragazzo eccezionale come tuo fratello. In un’epoca in cui per farsi ascoltare si sbraita, lui portava con sé un messaggio pacato e profondo».

A conclusione della messa hanno parlato, in rappresentanza dei compagni della 3M dell’Enriques, i suoi compagni di scuola, all’interno della quale ieri si è tenuto un minuto di silenzio. «Quel 15 settembre 2017 – così inizia la lettera – è stato l’inizio di un magnifico percorso. Difficoltà e momenti bellissimi. Al primo anno la tua vita ha inghiottito la nostra. Le tue battute, la tua semplicità. In questi anni ci sono state divergenze e incomprensioni che tu riuscivi sempre a sanare, trovando sempre una soluzione. Avevi voglia di conoscere le cose nuove e stare tre passi avanti agli altri. Un amico. Con la tua vivacità ci tenevi su il morale, eri una spalla su cui piangere. Un ragazzo pieno di speranze e che se necessario abbatteva gli ostacoli con tutte tue forze. Ciao Andrea». E nessuno, ormai, riusciva a trattenere le lacrime. —

 

Pubblicato su Il Tirreno