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Magliette colorate, rose bianche e silenzio: le tribù di Andrea piangono il loro campione

In mille fuori dalla chiesa di San Jacopo per salutare l’amico, il compagno di squadra o di banco scomparso a 17 anni. Tanti i campioni dello sport, i professori e gli amici dei genitori. «Un privilegio averti conosciuto, ma non doveva finire così»  

LIVORNO. Corri ragazzo, corri. Corri come sapevi fare tu: veloce sopra lo strazio di chi non riesce a guardare negli occhi questo dolore ingiusto. Corri, bello come resterai per sempre nelle foto. Come ti ricorda Margherita che non riesce a trattenere le lacrime, ritta sulle scale della chiesa. Ti aveva visto la settimana scorsa al mare. E te lo aveva detto che eri speciale. Senza sapere che sarebbe stata l’ultima volta.

Corri come facevi sui libri di scuola: arguto, curioso, brillante. Lo ripete Lamberto, il tuo professore, uno che con il lavoro e l’impegno ha ribaltato i pregiudizi del mondo e con la filosofia ha cercato di insegnare l’universo del pensiero a generazioni di studenti, anche meno bravi di te. «Lo avevo incontrato sabato, poche ore prima dell’incidente – racconta Giannini – era fuori da scuola. Era venuto a vedere gli esami di maturità. Ci siamo presi in giro. Gli ho detto: “Vai casa, ti tocca tra due anni”. E invece adesso – dice senza voler trattenere le lacrime – non riesco a pensare ad altro che al privilegio che ho avuto ad averlo come studente».

Corri Andrea in mezzo a questi colori che ti aspettano e vorrebbero trattenerti. Corri saltando tra le tribù che sono venute salutarti, tu esempio e campione di tanti modi. Eccole le magliette amaranto dell’Atletica runners: allenatori, campioni con la testa bassa come Gianluca, Davide e Giorgio, compagni di squadra, di sudore, di scherzi, di trasferte e successi. Più in là ci sono i ragazzi del Nuoto Livorno. C’è il capitano della nazionale italiana Federico Turrini, ci sono Sara, Matteo e i loro fratelli e sorelle. Ti hanno visto crescere quando nuotavi nella vasca accanto a loro e adesso sono qui, cercando di non farsi travolgere dalle acque dello sconforto. C’è anche Andrea. Lo hai visto saltare tante volte al campo scuola domandandoti se anche tu, superati i trenta, avresti avuto la sua stessa voglia di durare fatica. Ci sono i genitori dei tuoi amici e gli amici dei tuoi genitori. C’è il delegato del Coni che ha perso un esempio e il sindaco che dovrà fare a meno di un pezzo di futuro.

Rallenta un attimo, Andrea, prima di entrare in chiesa dove possono sedersi solo in pochi: parenti e qualche amico. Aspetta un attimo. No, non si sono dimenticati di te. Figurati. Eccoli i tuoi compagni di classe, quelli della terza M. Come al solito hanno fatto un po’ tardi, ma stavolta hanno un’ottima giustificazione che anche la professoressa più zelante non metterebbe in discutere. Si sono vestiti tutti uguali per salutarti: una camicia bianca e una rosa dello stesso colore in mano. Hanno gli occhi rossi di lacrime e hanno capito che da oggi dovranno essere più grandi, più forti.

Ecco, adesso corpo, anime tristi e strazio sono in equilibro, tra la luce della piazza che guarda il mare e l’ombra della chiesa di San Jacopo. Vai Andrea, vai con babbo, mamma e tuo fratello. L’ultimo viaggio lo farai con loro. Noi aspettiamo qua, fuori. In mille con gli occhi persi. Sì, ascoltiamo l’omelia da quella piccola cassa che ogni tanto gracchia e non si capisce tanto bene. Parla a mille anime il parroco: «Quando siamo amici di una persona vogliamo sempre stare con quella persona. Quando viene provato l’amore che abbiamo per gli altri? Nel momento della morte, del bisogno, della sofferenza. Lo facciamo noi e lo farà Dio nei nostri confronti. Il Signore – prosegue – ha voluto dirci che resterà sempre con noi. Nella sofferenza e nella gioia. L’ultimo atto è la dimora della pace, la dimora di una gioia che rimarrà per sempre. È bello pensare che il Signore lo abbia fatto anche per il caro fratello Andrea».

Chi crede piange, chi non crede fa lo stesso quando parla Giorgina, tua cugina. Ecco Andrea, è il momento di uscire. Chi ti vuole bene è ancora qua, ti aspetta, abbraccia te e mamma che non vuole lasciarti andare. Ci sono grappoli di palloncini e le rose, quelle bianche che hanno portato i bimbi a farti compagnia nell’ultimo viaggio. Corri Andrea, corri ragazzo. Noi proveremo a camminare accanto a te.

 

Pubblicato su Il Tirreno