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Samantha, inchiesta bis: anche la madre è accusata di omicidio volontario

La Procura: non impedì il massacro della figlia. Il patrigno fornì un indirizzo sbagliato al 118 e la donna non chiese aiuto

PISA. Poteva chiedere aiuto dopo aver sentito il compagno fornire un indirizzo sbagliato al 118 condannando così a morte una bimba di 3 anni che, se soccorsa in tempo, si sarebbe salvata. Non fece quella telefonata ai medici nello sciagurato pomeriggio del 27 aprile 2016. Il resto è una cronaca dolorosa con la morte della piccola Samantha, una condanna all’ergastolo in attesa della Cassazione per il patrigno Tonino Krstic e ora uno futuro secondo processo per la mamma della bimba, Francisca Juana de Olmo, 38 anni, dominicana, residente a Rapallo. In primo grado a Pisa il 3 luglio 2017 con rito abbreviato era stata condannata a 12 anni per non aver impedito i maltrattamenti del compagno contro sua figlia fino a provocarne la morte.

In Corte d’Assise d’Appello nel febbraio 2019 i giudici avevano dichiarato la nullità della sentenza e disposto la trasmissione degli atti alla Procura affinché procedesse con una nuova contestazione: l’omicidio volontario aggravato in concorso. Il ricorso in Cassazione della difesa è stato respinto e il fascicolo è tornato in Procura con il titolare dell’inchiesta, Giancarlo Dominijanni che ha firmato l’avviso di chiusura delle indagini per la mamma di Samantha. «Non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo» è il punto nodale della nuova contestazione che equipara Francisca nel concorso del reato al boia di sua figlia, Tonino Krstic, 35 anni, nato a Roma, origini serbe. Agli atti ci sono riscontri sulle violenze subìte dalla donna da parte del compagno per il quale aveva lasciato il marito salvo poi tornare in famiglia dopo la tragedia nella baracca di Calambrone dove Samantha venne trovata morta alla fine di un calvario di botte e crudeltà. Quel pomeriggio, l’ultimo di una serie frequente di pestaggi, la bimba sta male. Non arriva a 33 gradi temperatura.

Krstic chiama il 118, dopo le suppliche della compagna che vede spegnersi sua figlia e che viene prima picchiata e minacciata: «Se la bimba muore uccido anche te e vi seppellisco nel bosco». Telefona ma fornisce un indirizzo sbagliato. L’ambulanza gira a vuoto in centro a Pisa, lontano almeno una ventina di chilometri dal viale del Tirreno della frazione al confine con Livorno. E quando i sanitari richiamano il numero da cui è arrivata la richiesta di aiuto Tonino non risponde. Telefonerà di nuovo intorno alle 19, indicando la strada giusta, ma sarà troppo tardi. In quel lasso di tempo, dalle 16 alle 19, per l’accusa Francisca avrebbe potuto chiamare i soccorsi, anche all’insaputa del compagno.

Una condotta che per i giudici dell’appello e ora per la Procura diventa un elemento omissivo capace di «cagionare la morte di Samantha». E così l’imputazione di omicidio volontario aggravato, «dovrebbe essere necessariamente elevata anche a carico della De Olmo, per non aver posto in essere alcuna condotta volta ad impedire l’evento, pur avendone oggettivamente la possibilità; essendo, infatti, dotata di un telefono cellulare di cui non è stato provato in causa che la stessa non ne potesse disporre». Quanto la donna fosse libera di muoversi e non succube della violenza rabbiosa dell’ex compagno è l’aspetto che sarà messo a fuoco nel corso del processo.

Complice, per paura o debolezza, del carnefice di sua figlia, o anche lei martire di una storia con tanti adulti colpevoli e una sola vittima, uno scricciolo di neanche tre anni massacrato fino alla morte.

Il reportage della baracca degli orrori di Mario Neri

Pubblicato su Il Tirreno