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Moto contro scooter: la dinamica dello scontro e tre giovani vite spezzate in un istante

Due diciassettenni, Amedeo Favilla e Samuele Leto, e il trentottenne Marco Lencioni sono morti sul colpo sulla via Pesciatina a Lunata

CAPANNORI. Domina il silenzio. Nonostante la folla di soccorritori, forze dell’ordine e curiosi. Domina il silenzio in quel tratto di via Pesciatina chiuso alle auto dal nastro bianco e rosso. Un silenzio spezzato solo dalle grida e dai singhiozzi di chi è incapace (ma del resto chi lo sarebbe?) di accettare quella tragedia, di scoprire che sotto quei lenzuoli, in due punti diversi della strada, ci sono tre giovani corpi senza vita. Sono quelli di Amedeo Favilla di 17 anni, di Gragnano, del coetaneo Samuele Leto di Segromigno e del 38enne Marco Lencioni, anche lui del Capannorese.

A spezzare il silenzio sono le urla e le lacrime dei familiari arrivati sul luogo della tragedia. «Non è vero, non è vero», piange disperata la mamma di uno dei ragazzi, gridando il nome del figlio, quasi a esorcizzare l’accaduto. E poi i fratelli di quei ragazzi. Uno di loro è seduto sul bordo della strada, ha scoperto l’accaduto quasi per caso: era venuto a cercarlo perché era in ritardo, e ha visto da lontano quei lampeggianti di ambulanze, carabinieri, municipale e vigili del fuoco. Ha saputo così quanto era successo. «Come faccio a dirlo a mamma?», si chiede con la testa fra le braccia. I soccorritori delle ambulanze, i medici, i carabinieri, i vigili, si prendono amorevolmente cura di loro, cercando di consolare ciò che non è consolabile.

Un dramma che si è consumato in un istante, in un sonnacchioso lunedì pomeriggio prefestivo, con la via Pesciatina che in quel momento era praticamente deserta. Una tranquillità insolita per quella strada che potrebbe aver giocato un ruolo decisivo nella tragedia, dando un falso senso di sicurezza ai protagonisti. Tranquillità che si è spezzata all’improvviso poco dopo le 14,30 di ieri. «Ho sentito un botto tremendo, sono uscito di casa e mi son trovato davanti una scena terribile», racconta uno dei residenti, tra i primi ad accorrere sul posto. Subito è scattato l’allarme, dal 118 hanno anche allertato l’elicottero, che però non è stato attivato: non serviva. La vita dei tre si era spenta sul colpo.

La polizia municipale ha provato a disegnare la dinamica dell’accaduto, attraverso i segni dello scontro e attraverso le testimonianze. E, secondo la prima ricostruzione i due giovanissimi, in sella a uno scooter guidato da Amedeo, stavano uscendo da via del Chiasso, a Lunata, per immettersi sulla Pesciatina (davanti all’ufficio postale). È stato in quel momento che Marco Lencioni, in sella alla sua moto Bmw, si sarebbe trovato davanti all’improvviso i due ragazzi senza poter fa nulla per evitare lo scontro. Un insieme di circostanze che si sono trasformate in una tragedia impossibile da evitare.

Lo scontro infatti, come detto e come hanno raccontato le tracce lasciate, è stato inevitabile. Sull’asfalto non c’era nemmeno un segno di frenata nel punto dell’impatto: non c’è stato nemmeno il tempo né per i due ragazzi di diciassette anni, né per il centauro di rendersi conto di quello che stava succedendo.

Nell’urto lo scooter e i due ragazzi sono stati scaraventati contro il palazzo al lato della carreggiata, alla loro destra. Uno schianto terribile, cui si è aggiunta quello dello scooter finito addosso a loro. La moto e il suo conducente, invece, hanno continuato a scivolare sulla via Pesciatina, lungo la carreggiata opposta sulla quale – piccolissimo aspetto fortunato in una storia dove, per il resto, di buona sorte non ve ne è nemmeno un po’ – in quel momento non stava passando nessuno, impedendo a un elenco già drammatico di allungarsi ulteriormente. Il corpo di Lencioni si è fermato almeno un’ottantina di metri oltre il punto dell’impatto, lì, sull’asfalto.

La moto è andata anche più in là, forse a un centinaio di metri, prima di consumare tutta la sua energia cinetica. Una distanza che rende l’idea della violenza dell’urto, contro la quale nemmeno i caschi, indossati da tutti e tre, hanno potuto nulla. 

 

Pubblicato su Il Tirreno