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«Un fiore sulla lapide di mia figlia dopo 72 giorni di lotta contro il Covid»

Manuela Rossi, 60 anni, di Tofori, ora è negativizzata e racconta come ha festeggiato la notizia che aspettava da tanto

CAPANNORI. «Dopo 72 giorni sono guarita. E ora posso dirlo: sono risultata negativa anche al secondo tampone. Ho sconfitto il coronavirus». La voce di Manuela Rossi, 60 anni, di Tofori, è rilassata. La mail da parte dell’Asl Toscana nord ovest con il verdetto più atteso di tutti è arrivato giovedì scorso, tramite mail. «Non ho resistito, la mia gioia era incontenibile – racconta, emozionata – nella comunicazione ho letto che, finalmente, il mio isolamento era finito e che il virus mi aveva abbandonato. Così sono corsa ad abbracciare mio marito, dopo tantissimo tempo». E, poi, Manuela è andata subito al cimitero per portare un fiore sulla tomba di sua figlia, morta in un incidente stradale a soli 19 anni. «Mi è mancato tantissimo, durante la malattia, questo piccolo gesto quotidiano – racconta Rossi – La fede mi accompagna da sempre e non è stata da meno neppure in questo difficile cammino». Ma c’era un altro, doveroso appuntamento a cui la 60enne non poteva mancare: un abbraccio con l’altra sua figlia, suo genero e i suoi due nipoti. «Sono la gioia della mia vita ed è stato difficile stare loro lontana – racconta Rossi – Li sentivo telefonicamente, ma non è la stessa cosa. Mi mancava tantissimo il contatto con loro. La settimana prima dell’esito definitivo, la mia nipotina festeggiava il compleanno. Avrei tanto voluto essere lì con lei, ma purtroppo non ho potuto: ancora non ero negativizzata. Mi sono dovuta accontentare delle foto».

E ora, per Manuela Rossi, comincia una nuova fase della sua vita, consapevole di quanto il Covid-19 sia un nemico temibile, da non sottovalutare. Lo sa bene lei che ha trascorso 13 giorni nel reparto di malattie infettive del San Luca di Lucca. Poi è stata dimessa, ma il virus non se ne andava. «Dopo le dimissioni dal nosocomio lucchese – ricorda Manuela –ho trascorso una ventina i giorni difficili: mi sentivo spesso affaticata, con il respiro corto, anche soltanto a salire le scale. Soltanto più avanti ho cominciato a sentirmi meglio, a respirare meglio. E più passava il tempo più mi sentivo “rinascere”. Sapevo, a quel punto, di avere la forza per sconfiggerlo, quel mostro». Ad aiutarla, durante la malattia, la fede e, soprattutto, la voglia di tornare alla normalità: una cena in famiglia, abbracciare (di nuovo) i nipoti, un fiore sulla lapide della figlia. E ora che Manuela Rossi è fuori dall’incubo vuole lanciare un appello, soprattutto alle giovani generazioni. «Ce l’ho fatta, finalmente – conclude la 60enne – ma non dimentichiamo che il coronavirus ha causato la morte di tantissime persone e ne ha fatte soffrire altrettante. Mi auguro che possa scomparire per sempre e che smetta di mietere invisibile. Ma state attenti, soprattutto adesso che il lockdow è finito. È un mostro invisibile che continua a essere tra noi. Per questo, e mi rivolgo in particolare ai giovani, divertitevi, ma fatelo con giudizio. La vita è un bene troppo prezioso per rischiare». –

 

Pubblicato su Il Tirreno