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Prima il dolore, poi il trionfo sul nemico Covid: i fratelli Pietrini e un incubo durato tre mesi

La morte di mamma Franca, il contagio “collettivo” e la trafila in ospedale: «La competenza e l’umanità dei medici ci hanno salvato la vita» 

LIVORNO. «Vorrei ringraziare l’ospedale di Livorno. A dire il vero non ricordo molto bene cosa mi è successo, ma mi sono sempre sentito accudito, seguito, quasi coccolato. Diciamo che ho vissuto mesi difficili. Come i miei fratelli, le mie figlie e mio cognato. Mia mamma purtroppo non ce l’ha fatta, ha lottato fino all’ultimo ma ha perso la battaglia». Massimiliano non è ancora nel pieno delle sue forze. Si sente debole. Ma c’è. È a casa con la moglie e le “scricciole” di 12 e 14 anni. E questo è quello che conta. Al di là di tutto.

Di storie di persone che hanno combattuto con il coronavirus, ormai, se ne sentono ovunque. E tutte hanno qualcosa di speciale. Perché ognuno la lotta contro la morte la conduce a modo proprio. Il virus allenta la morsa, indietreggia, fa meno paura. Lo dicono i numeri. Ma c’è anche chi il “mostro” l’ha appena sconfitto. Chi, a causa del solito mostro, ha perso la madre. E ha rischiato di salutare per sempre anche i fratelli. C’è chi, quel nemico chiamato Covid, se l’è visto piombare in casa all’improvviso. Dirompente, sfacciato, spietato. Questo è il virus. Che può farti arrivare sul punto di sentire la morte, che ti apre il cuore e l’anima innaffiandoli di dolore. «Se fossi morto non me ne sarei nemmeno accorto. Non avrei più visto le mie bambine, e forse loro non avrebbero potuto nemmeno darmi l’ultimo saluto». Massimiliano Pietrini ha 54 anni, tre fratelli, una sorella, e una storia incredibile alle spalle. Che inizia nei primi giorni di marzo, mentre l’Italia si chiude in casa per arginare la furia del maledetto virus arrivato dalla Cina. «Mia mamma non stava bene, aveva problemi respiratori», racconta Massimiliano, livornese, nella vita elettricista. Franca Misuri ha compiuto da poco 90 anni; dopo alcuni giorni in ospedale viene dimessa. E quattro dei suoi cinque figli le fanno visita una volta tornata a casa. All’apparenza è un momento di festa. In realtà è l’inizio di un incubo. Le condizioni della donna peggiorano di nuovo. Altra corsa in ospedale. È positiva al coronavirus. Il 23 marzo si arrende. Muore vittima del Covid. Nel frattempo, Massimiliano, Giancarlo, 72 anni e Milvia, 66 anni, cominciano a stare male. L’altro fratello preferisce non rendere pubblica la sua esperienza, e neppure il suo nome.

«Febbre, tosse, affanno nella respirazione», ricorda Massimiliano. Il verdetto arriva pochi giorni più tardi. Ed è drammatico. Mamma Franca ha infettato i suoi figli. Quella visita per celebrare le dimissioni dall’ospedale è stata fatale.

Col dolore nel cuore per la scomparsa della madre, i fratelli Pietrini si ritrovano catapultati in una realtà parallela. Buia, cupa, fatta di respiratori e medici. Giancarlo Pietrini viene ricoverato il 25 marzo all’ospedale di Livorno. Massimiliano e Milvia il 27. Si salva solo Mauro, 63 anni, che vive in Emilia Romagna e non ha avuto contatti con la madre. Si ammala anche il cognato di Massimiliano, Antonio Della Valle. Milvia vive l’esperienza tutt’altro che felice di stare dentro a un casco che pompa ossigeno: non riesce a respirare bene da sola, ha bisogno di un ausilio. Ma a Massimiliano e Giancarlo va addirittura peggio. Vengono sedati e intubati. L’ospedale di Livorno diventa la loro casa. Un mese rinchiusi. Stravolti dalla malattia, in uno stato di semi-incoscienza dettato dai farmaci somministrati loro per non farli agitare. Senza alcun contatto coi familiari.

L’ultimo sms che Massimiliano invia alla moglie Serenella è della mattina del 27 marzo. Ed è anche l’ultima cosa che l’uomo ricorda.

«Mi stanno per addormentare», digita sul cellulare prima di piombare nel sonno e di finire nel turbine delle cure. Milvia Pietrini e Antonio Della Valle si riprendono bene, Massimiliano e Giancarlo si risvegliano i primi di aprile. E sono a casa solo da pochi giorni, perché hanno dovuto passare un mese in isolamento in una residenza sanitaria di Montenero. Anche le figlie di Massimiliano hanno avuto il virus, ma senza sintomi particolari. I Pietrini hanno la pelle dura. E hanno vinto la battaglia. «Ringrazio i dottori Paolo Roncucci e Spartaco Sani, dei reparti di rianimazione e malattie infettive, oltre a tutto il personale dell’ospedale di Livorno. La loro competenza e la loro umanità – dice in conclusione Massimiliano, commuovendosi – ci hanno salvato la vita. Mamma non c’è più, ma noi abbiamo vinto anche per lei». 

 

Pubblicato su Il Tirreno