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Ciclista morto dopo una caduta: la procura si concentra su due dirigenti

Collesalvetti: la vittima si chiama Gino Mazzantini, aveva 69 anni e viveva a Stagno. L'incidente fra Orciano e Santa Luce

LIVORNO. Una responsabilità legata alla manutenzione del fondo stradale che da Orciano porta alla Pieve di Santa Luce su cui un ciclista amatoriale perse l’equilibrio e nell’impatto con l’asfalto si procurò una trauma cranico gravissimo dall’epilogo drammatico. Per quell’incidente mortale due funzionari della Provincia sono a processo con l’accusa di omicidio colposo stradale in cooperazione.

All’ingegner Paolo Lombardi, 69 anni, di Pisa, in pensione, all’epoca dei fatti dirigente dell’ufficio tecnico della Provincia e il geometra Daniele Pocci, 57 anni, di Cascina, la procura contesta di non aver garantito la sicurezza del manto lasciandolo in svariati punti con buche e avvallamenti. Ed esponendo chi lo percorreva al rischio di cadere. La vittima si chiamava Gino Mazzantini, aveva 69 anni e viveva a Stagno. La moglie e il figlio, assistiti dall’avvocato Paolo Mascitelli, hanno revocato la costituzione di parte civile dopo essere stati risarciti dall’assicurazione della Provincia. Lombardi è difeso dall’avvocato Stefano Del Corso, mentre Pocci dal professor Enrico Marzaduri e dal legale Michele Orsitto. Il giudice Susanna Messina ha rinviato a ottobre l’udienza in cui inizierà l’istruttoria dibattimentale per accertare le eventuali responsabilità dei due funzionari pubblici.

La caduta che a distanza di mesi ebbe effetti letali risale al 28 giugno 2016. Mazzantini in compagnia di amici era impegnato in una pedalata lungo quei percorsi che hanno come quinte naturali paesaggi e colori di una compagna da cartolina. Il pensionato all’improvviso venne sbalzato dalla sella della sua bici rovinando a terra. Un volo che a distanza di mesi si era rivelato fatale. Un decesso anticipato da un coma irreversibile con una lunga degenza all’ospedale di Cisanello. Nella rianimazione del policlinico pisano, Mazzantini era stato ricoverato subito dopo la caduta.

L’incidente era avvenuto nei pressi della località Le valli. Le “trappole” non erano un mistero su quella strada. La linea di mezzeria sbiadita su una superficie innervata di crepe. Piccole come venature che si diramano per tutta la carreggiata. Ma anche buche e dossi, crateri coperti qua e là con tappetini di bitume. Palliativi per tamponare una strada assegnata alla Provincia per proprietà e manutenzione. Che, tradotto nell’inchiesta, significa anche responsabilità verso terzi in capo a chi deve gestirla.

Perché manutenzione fa rima con sicurezza. I sussulti delle sospensioni delle auto registrano con aderenza scientifica quanto sia sconnesso quel fondo che si sviluppa per chilometri. Dopo l’episodio i residenti di Orciano, Santa Luce e della Pieve avevano sottolineato con forza la necessità di riqualificare il manto stradale della Provinciale che da Orciano scende verso la Pieve, soprattutto nel tratto dove Mazzantini era caduto. Secondo gli amici di pedalata, il pensionato non aveva più comandato la bici dopo essere finito con la ruota anteriore in una di quelle fessure di asfalto slabbrato. L’urto alla fine della carambola innescato dalla buca lo fece precipitare in un coma interrotto dalla morte. Se e come i due funzionari ne siano responsabili è il tema del processo.

 

Pubblicato su Il Tirreno