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Chiesto il giudizio immediato per il muratore assassino

Per il pm c’è la prova evidente confortata dall’autopsia e si può andare al processo Zangari massacrò la compagna con una chiave per ponteggi ritrovata dai carabinieri

Luca Tronchetti / Lucca

Evidenza della prova e custodia cautelare. Due requisiti essenziali affinché il pubblico ministero chieda al giudice delle indagini preliminari il giudizio immediato che permette di saltare l’udienza gup ( velocizzando i tempi processuali) e andare direttamente al dibattimento. E il sostituto procuratore Aldo Ingangi, forte del materiale probatorio raccolto e dell’esame autoptico eseguito dal medico legale Stefano Pierotti, ha deciso di chiedere il giudizio immediato per Graziano Zangari, 46 anni, muratore, per decenni residente a Saltocchio, attualmente detenuto nel carcere di Castrovillari (Cosenza) con l’accusa di omicidio volontario con l’aggravante del rapporto sentimentale-affettivo di Chiara Corrado, 40 anni, di San Giuliano Terme.

Il pm ha chiesto il giudizio immediato a distanza di 4 mesi dall’arresto del femminicida e quindi entro i 180 giorni previsti dal codice. Adesso i legali di Zangari, avvocati Francesco Sapone di Paola (Cosenza) e Vianello del foro di Roma, attendono il pronunciamento di legittimità della Corte Costituzionale per capire se possono chiedere riti alternativi (in questo caso il giudizio abbreviato) nei confronti di imputati che si macchinato di reati che prevedono, tra le altre, come pena quella dell’ergastolo. E comunque, proprio in relazione alle limitazioni legate alle norme di sicurezza nei tribunali italiani per le misure di contenimento del contagio coronavirus, il giudice incaricato non ha ancora emesso il decreto che dispone il giudizio.

I FATTI

Per il momento il muratore resta nel carcere di Castrovillari. E i suoi legali stanno valutando, in attesa del processo, di sottoporre Zangari ad una perizia psichiatrica per verificare la sua piena capacità di intendere e volere al momento dell’omicidio in relazione alla sua dipendenza dalla cocaina.

Chiara Corrado venne ammazzata nella notte tra il 26 e il 27 luglio 2019. E il suo assassino, Graziano Zangari, dopo aver commesso il femminicidio, dormì accanto al cadavere della compagna. Nella sua confessione l’autore del delitto sostiene che la sera del 26 luglio - rientrati nel box del cantiere da una cena in cui bevvero troppo e usarono cocaina - al culmine dell’ennesimo litigio la colpì, reagendo all’aggressione di lei, con una chiave utilizzata per il montaggio dei ponteggi procurandole una lesione alla parete temporale destra risultata mortale. Arma del delitto, poi lavata e rimessa al suo posto, successivamente ritrovata dai carabinieri vicino al box in un sacco con all’interno indumenti intimi appartenuti alla donna uccisa.

DOPO IL DELITTO

Zangari avrebbe confessato di aver legato le mani della donna con una corda annodandole intorno al collo una fune e mettendola all’interno di un telo di plastica sigillato con nastro adesivo per trascinarla fuori dal container. Poi, dopo averla sistemarla nel cassone dell’autocarro della ditta, si sarebbe diretto verso la roulotte, posta a 5 chilometri dal cantiere lungo la Ferrovia, che aveva affittato a 100 euro al mese in un campo lungo l’Aurelia a Torre del Lago. Nessuno dei familiari di Chiara, che sino al 2012 lavorava alle Poste, in 4 mesi di buio ha denunciato la scomparsa. Eppure i suoi poveri resti erano avvolti in stato di decomposizione in un sacco all’interno di quella roulotte chiusa con un lucchetto in un campo isolato. Trattata da chi sosteneva di amarla come un pacco postale. —

Pubblicato su Il Tirreno