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Scotto preferisce stare lontano dall’aula: processo rinviato

Per effetto del decreto emanato per fronteggiare l’emergenza coronavirus  le udienze possono slittare se i detenuti decidono di non essere presenti

PISA

Non ha chiesto di essere presente all’udienza di un processo in cui rischia l’ergastolo. E il giudice, applicando il decreto del governo per il coronavirus, ha disposto il differimento della discussione. Poco più di un mese per avere la sentenza nel processo in cui Danny Scotto, 27 anni, di Chiesina Uzzanese, è accusato di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dalla crudeltà per la morte dell’ex compagno di scuola, Giuseppe Marchesano. Successe tutto nel pomeriggio del 9 novembre 2018 in un appartamento a Casteldelbosco a Montopoli Valdarno.

Le misure eccezionali adottate per rallentare la diffusione del coronavirus hanno avuto conseguenze evidenti anche nel settore della giustizia. I processi vengono celebrati per le direttissime e solo se i detenuti chiedono di essere presenti. Scotto e il suo legale Barbara Luceri non hanno formalizzato questa volontà e il gup Giuseppe Laghezza, prendendo atto della scelta di non essere presenti in udienza, ha rinviato al 27 aprile quello che non è stato fatto ieri. L’effetto collaterale del virus è anche quello di far slittare i processi. E così si allontana, anche se di qualche settimana, il giorno del verdetto per il 27enne chiesinese in carcere da quasi sedici mesi.

Una figura complessa quella di Scotto. È passato dalla fase della piena confessione del delitto dell’amico a quella in cui sosteneva l’esatto contrario, negando qualsiasi responsabilità. Un quadro complicato nel quale giocheranno un ruolo decisivo le perizie messe sul tavolo dalle parti.

Per lo psichiatra Alberto Petracca, nominato dal gup, Scotto è affetto da un disturbo schizotipico della personalità che il giorno del delitto deflagrò in uno stato di delirio rendendolo incapace di intendere e volere. Il movente viene fatto risalire a uno stato paranoide dell’imputato che soffriva il fatto di non essere mai stato accettato fin dai tempi della scuola dai suoi amici.

Per la consulente del pm Sisto Restuccia, la psichiatra Antonella Armani, esiste un quadro di personalità disturbata, ma la patologia di Scotto non inciderebbe sulla sua imputabilità. Secondo gli avvocati delle parti civili, il legale Ivo Gronchi per il padre della vittima e Gabrio Bagnoli per la mamma e la sorella, l’imputato avrebbe dimostrato una evidente lucidità non solo al momento di premere il grilletto della sua Magnum contro Marchesano. Ma avrebbe confermato di essere nel pieno delle sue facoltà mentali quando raccolse i bossoli per poi nasconderli il giorno dopo al poligono dove era andato a esercitarsi. Un gesto che per parti civili e accusa evidenzia una capacità non solo di capire cosa è accaduto, ma anche di cancellare le prove del reato. —

PIETRO BARGHIGIANi

Pubblicato su Il Tirreno