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Operaio morto, imputato si difende «Non ho dato testate ad Astrit»

In aula il connazionale del 44enne deceduto dopo 24 giorni di agonia nega di averlo colpito dopo un’offesa alla madre

bientina. «Non ho dato una testata ad Astrit. Quello che disse il datore di lavoro ai carabinieri, riportando una mia frase mai esistita, non è vero. Me lo ha confidato lui stesso in un incontro alla presenza dei miei fratelli».

Zinhi Cullhaj, 25 anni, albanese, residente a Bientina, è stato sentito ieri mattina nel processo in Corte d’Assise (presidente Dani, a latere Messina) in cui è imputato del reato di omicidio preterintenzionale.

La vittima era un collega di lavoro, Astrit Gerdeci, connazionale morto il primo aprile 2018 a 44 anni dopo un’agonia iniziata l’8 marzo.

L’imputato è assistito dagli avvocati Sara Baldini e Laura Deri. Il pm è Giovanni Porpora, mentre le parti civili sono assistite dagli avvocati Federica Coppi e Daniele Regi.

La difesa dell’imputato valuterà un’eventuale denuncia per calunnia nei confronti del titolare della ditta in cui lavoravano i due protagonisti della storia.

Prima dell’imputato, che anche ieri mattina ha negato di aver aggredito il connazionale, sono stati sentiti alcuni consulenti, oltre alla moglie e al fratello della vittima.

Per il medico legale Chiara Toni, che all’epoca eseguì l’autopsia sul corpo di Gerdeci, la causa del decesso furono le conseguenze di un trauma cranico gravissimo. Sul volto dell’imputato non vennero riscontrati segni di lesioni dovuti a contatti violenti. Di sicuro nello spogliatoio della ditta c’erano solo loro due.

Il pm ha chiesto al medico se la sosta a casa di Gerdeci che in auto veniva trasportato da uno dei fratelli possa aver inciso in negativo sul decorso del trauma cranico. La consulente ha escluso complicanze letali per aver fatto tappa nell’abitazione (dai 15 ai 30’ di permanenza, ndr) anziché andare subito in ospedale.

«Quello che è stato fatto a livello medico è corretto dal momento del ricovero e per tutto il decorso ospedaliero» ha sottolineato la dottoressa Toni.

La prossima udienza è fissata a maggio durante la quale si terrà la discussione con l’eventuale richiesta dell’accusa (la testata frutto di una provocazione, ndr) e le arringhe della difesa (l’imputato non ha sfiorato il connazionale che era privo di casco protettivo e aveva problemi di salute, ndr). —

P.B.

Pubblicato su Il Tirreno