• Home
  •  > Notizie
  •  > Neonato morto, il pediatra: «Compressione tremenda, non c’è scampo per un corpicino di neanche cinque chili»

Neonato morto, il pediatra: «Compressione tremenda, non c’è scampo per un corpicino di neanche cinque chili»

Ugo Bottone è direttore del dipartimento materno infantile della Asl: «L’airbag può causare fratture agli adulti, su un neonato è devastante»  

PISA. «Purtroppo l’impatto con l’airbag può causare fratture anche negli adulti. La compressione toracica sul corpicino di un neonato non lascia scampo». E di conseguenza un incidente di lieve entità può trasformarsi in una tragedia devastante, come è accaduto per il piccolo Brendon, vittima a due mesi di un banale tamponamento. Un dolore troppo grande. Per mamma e babbo, prima di tutto. E capace di spezzare il cuore a chiunque in queste ore si è imbattuto nella notizia, con il pensiero che corre inevitabilmente a quel piccolino che non c’è più e ai suoi genitori condannati a vivere con quei terribili istanti in cui il dolore si è portato via per sempre la gioia più grande, complice un destino maledetto. Che non ha perdonato il mancato rispetto di regole che talvolta vengono sopraffatte dalle consuetudini (anche se sbagliate), come ricorda il pediatra Ugo Bottone, direttore del dipartimento materno infantile della Asl Toscana Nord Ovest.

«Se una persona si trova a viaggiare da sola in auto con un neonato, è chiaro che deve posizionare il seggiolino sul sedile anteriore, perché in questo modo riesce più facilmente a controllarlo. Ma in questo caso l’airbag deve essere disattivato». Altrimenti, in caso di incidente stradale, il rischio che le conseguenze siano gravissime o letali per il bebè sono molto alte: «Un bambino di due mesi – spiega il pediatra Bottone – pesa in media 4,7-4,8 chilogrammi per un’altezza di circa cinquantacinque centimetri: la compressione su arti, torace e testa è devastante. Si tratta di un impatto globale terribile su un corpicino di queste dimensioni». Proprio per questo l’universo dei seggiolini è regolato da una serie di parametri. Sono suddivisi in gruppi in base a peso, altezza ed età. E tra i paletti fissatI dalle normative per il trasporto dei bambini in auto ce n’è uno che – se rispettato – avrebbe forse potuto evitare questa tragedia: fino ai quindici mesi del bambino (per i dispositivi omologati in base alla normativa R129, mentre la R44 fissa il limite a 9 chilogrammi per il seggiolino e a 13 per l’ovetto), il dispositivo deve essere piazzato in senso contrario a quello di marcia, poiché solo a partire da quella età testa e collo possono sopportare meglio le forze che si generano in caso di impatto frontale. Al contrario, se il bambino viaggia in senso di marcia, in caso di scontro frontale la testa viene spinta in avanti sollecitando eccessivamente il collo.

La posizione consigliata è sul sedile posteriore, ma è consentito anche su quello anteriore. A una condizione: l’airbag deve essere disattivato. Altrimenti quello che nasce come un dispositivo di protezione per il passeggero in caso di incidente, diventa un’arma terribile.

L’altro divieto assoluto è quello di tenere i bambini in braccio, anche per brevissimi tragitti: nel caso di impatto a 56 km/h un bambino di 15 chilogrammi produce una forza d’urto pari a 225 kg: un peso impossibile trattenere.

 

Pubblicato su Il Tirreno