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Bici, cappello e abito elegante: addio al Barone del centro

Mauro Lazzarini è morto domenica scorsa all’ospedale San Luca: aveva 75 anni. Tutti i giorni faceva un giro sulle Mura e per le vie della città trasportando legna

Davanti alla sua casa, in corte Belli a San Donato, c’è ancora un mucchietto di legna. Mauro Lazzarini, come tutti i giorni ne aveva messa da parte un po’ facendo il giro delle Mura con la sua bicicletta. Raccoglieva piccoli bastoncini di legno che caricava nelle cassette e che poi utilizzava probabilmente per fare il fuoco nel camino e riscaldarsi. Ma domenica scorsa quella legna è rimasta lì perché Lazzarini, 75 anni, da tutti conosciuto come “Barone” o “Chiodo” da un po’ di tempo a questa parte aveva cominciato a sentirsi poco bene. Tanto che, dopo essere stato trasportato all’ospedale San Luca, domenica scorsa il suo cuore ha smesso di battere. Ieri alle 15 nella cappella dell’obitorio dell’ex Campo di Marte è stato celebrato il funerale: Lazzarini è stato sepolto nel cimitero di Sant’Anna, accanto alla moglie morta circa un anno e mezzo fa.

A tanti sarà capitato di incontrare il Barone per le strade del centro storico con indosso i suoi soliti abiti classici “di foggia nobiliare” e sugli occhi gli immancabili “Ray-Ban”. Non c’era turista che non lo fermasse per farsi uno scatto con lui. Col suo modo di fare e di vestire raccontava il garbo di una Lucca dei tempi andati quando si usciva a passeggiare col cappello e la cravatta. Era come se per lui quel periodo non fosse mai passato.

La notizia della sua morte si è diffusa velocemente in città e tanti sono i ricordi delle persone che, magari anche distrattamente, l’hanno incrociato nel loro percorso. Una è anche la sottoscritta: gli proposi un’intervista, mi rispose con garbo che era meglio di no e tornò a bere il suo “chiodino” al tavolino del bar. Quando era giovane aveva lavorato come barista in diversi locali della città tra cui anche al Casali. Poi per un certo periodo aveva venduto estintori e successivamente era entrato alla Selene, azienda di produzione di imballaggi in plastica a Pontetetto. Tutti i giorni, da quando era in pensione, faceva il suo solito giro sulle Mura con la bicicletta: era piuttosto abitudinario e frequentava quasi sempre gli stessi locali. Uno di questi è il bar l’Aurora, alla fine di via Fillungo dove il Barone arrivava sempre intorno all’ora di pranzo. Ma andava a prendere il chiodino, rigorosamente con l’Aperol, anche al Peschino in piazza San Michele oppure al bar Colonna in piazza della Colonna Mozza. «L’ultima volta l’ho visto martedì o giovedì - racconta la titolare del bar l’Aurora, Cristina Morelli - quando non veniva al bar mi preoccupavo perché nell’ultimo periodo mi ero accorta che non stava benissimo. Mi sono sempre raccomandata: gli dicevo di mangiare - dice commossa - girava tanto per il centro storico e lo conoscevano tutti. Non parlava tanto del suo contesto familiare. Era riservato. Per noi è stato davvero un grande dispiacere». —

Pubblicato su Il Tirreno