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Sotto processo notaio, parroco ed ex avvocato

Circonvenzione di incapace e falsità ideologica: tre rinvii a giudizio per il caso di un’eredità “sospetta” di un’anziana vedova

PISTOIA. Il notaio, il parroco e l’allora avvocato, nonché amministratore di sostegno. Per la vicenda di quell’eredità “sospetta” in tre sono stati rinviati a giudizio ieri mattina dal giudice dell’udienza preliminare.

Il notaio, Giulio Cesare Cappellini, pistoiese, 78 anni, con l’accusa di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici. Lo stesso reato di cui è accusato imputato in concorso l’ex avvocato Agazio Pregoni, 63 anni, anch’egli residente a Pistoia. Per lui c’è anche l’accusa di circonvenzione di incapace, quest’ultima in concorso con il sacerdote, don Tomasz Chalupczak, 50 anni, di origini polacche, attualmente parroco di San Pantaleo e, in base ai dati della Diocesi, anche delle parrocchie dei Santi Pietro e Girolamo in Collina e dei Santi Lucia e Marcello in Vinacciano.

I tre, come deciso dal gup del tribunale di Pistoia Luca Gaspari, dovranno comparire davanti al giudice monocratico il 12 maggio prossimo.

L’inchiesta che ha portato al processo nacque in seguito ad un esposto presentato nel 2015 da don Giordano Favillini, noto parroco pistoiese, dopo il generoso lascito che un’anziana vedova (deceduta il 9 novembre 2013) aveva fatto a favore dell’Associazione Casa di Mamre, che si occupa dell’accoglienza di minori in difficoltà: su una piccola parte dell’eredità, c’erano dei dubbi. E dopo le indagini da parte dei carabinieri, tali dubbi hanno preso forma in contestazioni ben precise.

Secondo il pm titolare dell’inchiesta, Linda Gambassi, Pregoni e Chalupczak avrebbero approfittato dello stato di deficienza psichica dell’anziana vedova, della quale, l’allora avvocato (si è poi cancellato dall’Ordine di Pistoia) era stato nominato procuratore generale dal 7 ottobre 2011 e amministratore di sostegno dal 16 settembre 2013: in pratica l’avrebbero indotta a nominarli eredi di una parte del suo patrimonio “appropriandosi – si legge nel capo di imputazione – di complessivi 112.835 euro”. Il parroco avrebbe ricevuto somme per complessivi 50.500 euro dal Pregoni, mentre quest’ultimo si sarebbe appropriato di 62.335 euro. Il tutto tramite bonifici bancari effettuati nel marzo 2014, dopo la morte dell’anziana vedova, sui loro conti correnti.

Una vicenda in cui il notaio Cappellini è sotto accusa per due atti da lui redatti. Il primo, il 7 ottobre 2011, con cui Pregoni viene nominato procuratore generale dall’anziana vedova, omettendo però che la donna sarebbe stata incapace di intendere e di volere in quanto, sostiene la procura, “si trovava in stato di evidente e manifesta deficienza psichica”.

Omissione che poi sarebbe stata ripetuta il 4 ottobre 2010, quando di fronte al notaio era stato redatto il testamento, poi pubblicato dopo la morte della donna.

Sarà adesso il giudice monocratico a valutare se le accuse siano e meno prive di fondamento. —

Massimo Donati

Pubblicato su Il Tirreno