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Muore a 27 anni in un incidente. Lo strazio dei familiari: maledetta quella Yamaha

Il ragazzo di 16 anni che lo ha investito è stato trovato positivo alla cannabis

LIDO DI CAMAIORE. «Gli avevamo detto che non avrebbe dovuto comprare quella moto, ma lui era un buon testardo. Questo è il risultato». La famiglia di Giorgio è in lacrime da ieri. Non c’è parola che possa lenire il dolore della perdita.


Mostrava la sua Yamaha 600 con orgoglio. Come in una delle foto del suo profilo Facebook: lui dietro al bolide, il pollice alzato e un sorriso smagliante. Proprio su quella motocicletta Giorgio ha perso la vita mentre percorreva via Leonardo da Vinci a Tonfano. Un motorino gli è spuntato da una strada pedonale e lo ha colpito sbalzandolo fuori. I due mezzi ai lati della strada, la corsa inutile verso l’ospedale. La famiglia è disperata.



«Quando si sopravvive a un figlio non c’è consolazione», dicono. Un evento improvviso ha spezzato non solo la vita di Giorgio ma quella di tutti. È Daniele Blengio, patrigno del giovane e compagno della madre da 12 anni, a dare voce alla famiglia nel giorno più nero.


«Sono entrato nella vita di Giorgio quando era ancora un ragazzino - racconta - l’ho visto crescere e, malgrado abbia ancora il babbo, mi sono sempre considerato come se fossi suo padre. Avevamo un ottimo rapporto: ci volevamo bene».



La famiglia di Blengio è stata svegliata nel cuore della notte, intorno alle 4: al cellulare una voce dava il triste annuncio. Giorgio non c’era più.


«Non ci potevamo credere. Era un ragazzo pieno di vita - racconta - amava il suo lavoro e la sua famiglia. Siamo sconvolti». Con il patrigno e la madre, Giorgio aveva lavorato cominciando nel negozio di famiglia poi aveva alternato altri lavoretti fino a che non aveva trovato un posto al diner.


«Lì aveva finalmente trovato la sua dimensione - dice - era entusiasta. Lui e Gioia lavoravano molto e il figlio stava spesso dai nonni materni a Pietrasanta».


Ieri mattina la famiglia non ha potuto fare altro che andare alla medicina legale e vedere un corpo senza vita.


«Secondo le sue indicazioni, abbiamo deciso donare i tessuti - dice - per gli organi non c’è stato tempo. Ma lui avrebbe voluto. Era un ragazzo generoso».


(cbm)

 

Pubblicato su Il Tirreno