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Omicidio di Ivan, sarà un processo rapido

L’imputato ha chiesto il rito abbreviato. Il pm gli contesta i futili motivi: lite per la sparizione di 100 euro

PISA. Un processo rapido, solo sulla base degli atti. E a porte chiuse. Per arrivare a una sentenza sulle responsabilità della morte di Ivan Tikhomirov, il 27enne russo caduto dal terrazzo del quarto piano di un condominio in via Matteucci. Caduto accidentalmente o spinto di sotto? Nell’udienza preliminare di ieri mattina il pm Aldo Mantovani oltre a confermare l’ipotesi di omicidio volontario per Tomasz Dariusz Warda, 39 anni, ex militare polacco, ha contestato anche un’aggravante, quella dei futili motivi. Un reato da ergastolo. Per la Procura a scatenare l’ira dell’imputato sarebbe stato il solo sospetto che a far sparire i suoi 100 euro fosse stato Ivan. Di qui l’aggressione contro il 27enne che sarebbe stato buttato di sotto. Il legale di Warda, l’avvocato Rolando Rossi, ha chiesto l’ammissione al rito abbreviato condizionato alla produzione di una cartella clinica secondo la quale nel 2015 il suo cliente avrebbe subìto un intervento chirurgico a una mano.

Secondo il difensore non c’era la volontà di uccidere e Warda avrebbe cercato di salvare Tikhomirov appeso al balcone, ma i problemi alla mano non gli avrebbero consentito una presa sufficiente a riportarlo sul terrazzo. Il gup ha rinviato a ottobre l’udienza per la discussione e la sentenza. Si sono costituite parti civili, assistite dall’avvocato Stefano Del Corso, la mamma e la sorella della vittima. Erano presenti ieri mattina in Tribunale in un dolore composto che le ha travolte da quella domenica di settembre del 2016. Tikhomirov dall’età di 12 anni residente a Peccioli e poi a Pisa, morì sul colpo dopo il volo dal quarto piano. All’arrivo della polizia Warda era fuori dal condominio in zona Cisanello.

«Sono andato a prendere le sigarette, cosa è successo?» chiedeva ai presenti. Una versione che per gli investigatori della squadra mobile era in totale contrasto con quanto raccolto nel corso del sopralluogo e sentendo chi era presente in casa. Oltre a vittima e accusato c’erano un ucraino e una connazionale che se ne andò prima dell’aggressione mortale. Non era la prima volta che l’appartamento si trasformava in un bivacco. Il badante polacco aveva l’abitudine di portare in casa amici e donne e fare baldoria. In quell’appartamento, dove Warda assisteva un 50enne con problemi psichici che si chiuse in camera impaurito, a pranzo e anche dopo l’alcol era stato protagonista. Secondo l’accusa non ci fu una vera e propria colluttazione. Ivan non reagì all’attacco di Warda, furioso per quei 100 euro che non riusciva a trovare. Vide nel russo il possibile responsabile e gli si scagliò addosso fino a trascinarlo sul terrazzo per poi lasciarlo cadere.

Un’ipotesi contestata dalla difesa che esclude la volontarietà del gesto e, anzi, sottolinea l’impegno dell’imputato nel cercare di salvare l’amico penzolante a causa dell’alterco scoppiato durante il pomeriggio. Ivan Tikhomirov era presidente dell'associazione Unità Migranti Italia di Pisa ed era impegnato nelle politiche dell'integrazione. Orgoglioso e generoso, così lo ricordano gli amici, Ivan era arrivato a Peccioli intorno al 2000, insieme alla madre Daria Maltseva, figlia di un artista di San Pietroburgo, e aveva frequentato le scuole medie nel paese dell'Alta Valdera. Il viaggio dalla Russia alla Toscana era dovuto alla madre - la donna oggi vive tra la Russia e Pisa - che aveva trovato lavoro nel Museo delle icone russe di Peccioli. Dopo il diploma di terza media i suoi studi erano proseguiti all'Istituto Nautico di Livorno. Una sentenza scriverà una verità giudiziaria: un incidente senza colpevoli o un omicidio in cui a fare da detonatore sono stati 100 euro spariti .

Pubblicato su Il Tirreno