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Muore con la moto La salma di Tollapi ancora all’obitorio

GROSSETO. È ancora all’obitorio dell’ospedale Misericordia la salma di Moreno Tollapi, l’artigiano di 64 anni morto sabato pomeriggio nello schianto sulla strada provinciale delle Collacchie. Il...

GROSSETO. È ancora all’obitorio dell’ospedale Misericordia la salma di Moreno Tollapi, l’artigiano di 64 anni morto sabato pomeriggio nello schianto sulla strada provinciale delle Collacchie. Il sostituto procuratore di turno non ha ancora dato il nullaosta per la sepoltura.

Domani probabilmente verrà effettuato un altro esame della salma, poi il pm deciderà se disporre o meno l’autopsia per chiarire le cause della morte dell’uomo o se restituire il corpo alla famiglia.

Erano poco più delle 17 quando, sulla provinciale tra Istia d’Ombrone e Grosseto, si è consumata la tragedia: Tollapi era in sella alla sua Honda 1000 RR quando è finito addosso a una Ford Fusion che viaggiava davanti a lui. L’uomo, appassionato ed esperto centauro, aveva cominciato - secondo i primi rilievi della polizia municipale - la manovra di sorpasso, quando l’auto avrebbe fatto un’inversione a U.

L’impatto è stato devastante: Tollapi è finito per terra dopo un volo di alcuni metri. Sono stati gli automobilisti che stavano viaggiando su quella strada quando hanno visto quella scena tremenda e hanno chiamato subito i soccorsi. Quando il personale del 118 è arrivato sul posto, Tollapi era gravissimo. I sanitari hanno fatto il possibile per salvargli la vita ma il sessantaquattrenne è morto al pronto soccorso.

Conosciutissimo in città, Tollapi era socio di un’officina meccanica in via Pakistan e abitava con la moglie in via Inghilterra.

Moreno era andato in pensione da pochi anni, ma quella passione per la moto aveva prevalso su tutto. Finalmente aveva tempo da dedicarle e anche sabato pomeriggio aveva deciso di uscire in sella a quel bolide che non gli aveva mai messo paura. Sposato e padre di due figli ormai grandi, Tollapi era nato a Roccalbegna ma, dopo le nozze con Margherita, era stato “adottato” dalla gente di Vallerona, borgo che era diventato il suo buen retiro, dove lavorava la terra e si prendeva cura degli olivi. (f.g.)

Pubblicato su Il Tirreno