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Muore mentre segue la corsa in bici

Malore fatale a Montemagno per un ciclomatore di Massa che assisteva alla “Granfondo Diavolo”

CAMAIORE. «Fermi, mi sento male». Ha fatto in tempo a dire solo questo Roberto Marino, prima di cadere a terra dalla sua bici, e volare via, in un lampo. Hanno tentato di rianimarlo sull’asfalto: gli amici prima, il personale medico poi. Ma era come se lui se ne fosse andato da tempo. Aveva 68 anni e quattro figli con il destino beffardo di perdere il padre proprio nel giorno della festa del papà.

Roberto era un cicloamatore di Massa. Viveva a Marina con la moglie, Alina, e uno dei figli. Amava la fisarmonica e suonava in un gruppo del posto, i Blu Gardenia. E poi la bici. Quanto gli piaceva l’aria fresca sulla faccia, i paesaggi che scorrono lentamente dietro mentre altri si schiudono davanti. Ieri era con il cognato e altri amici, mentre risaliva Montemagno. Presto si sarebbe accostato sul ciglio della strada per guardare la Granfondo Diavolo in Versilia, che stava per passare da un momento all’altro. Ma non ce l’ha fatta a veder quella corsa che lui tanto amava. In località Pioppeti ha sentito un dolore al petto. Ha detto con un filo di voce al cognato di stare male. E poi è caduto a terra. Non c’era già più. È intervenuta l’ambulanza della Misericordia di Stiava (già sul posto per la corsa ciclistica). A bordo c’era un team di quattro persone (Paolo Vitali, Marco Baccelli, Giulio Acunzo e Miro Corissa). Si sono fiondati sul suo corpo freddo e hanno provato di tutto. Ma lui non reagiva.

Intanto dietro stava arrivando la corsa. L’autista della macchina apripista ha visto in lontanza l’ambulanza in mezzo alla strada e le tute gialle e blu dei volontari sul corpo dell’uomo; i primi ciclisti sarebbero arrivati da lì a poco e, allora, ha pensato di bloccare la corsa.

Poco dopo sono arrivati altri soccorsi con il Pegaso. Il medico si è calato dall’elicottero e ha tentato anche lui di rianimare l’uomo a terra. Ma non c’era più nulla da fare. Roberto se ne era andato.

In fondo alla strada una striscia di ciclisti attendeva ferma una buona notizia, che non è arrivata. Quando hanno visto ripartire l’elisoccorso con il corpo senza vita del cicloamotore, hanno girato i pedali e sono ripartiti, lentamente, per ritornare a casa. La corsa non poteva continuare ed è stata annullata.

«Era morto un uomo, non potevamo continuare la festa», fanno sapere gli organizzatori della Granfondo. «Si rifarà il prossimo anno e punto - continuano -. Diciamo che i ciclisti sono venuti a fare un giro oggi (ieri per chi legge, ndr)». Come una domenica qualsiasi, che qualsiasi non è stata. Non per i quattro figli di Roberto. Non per la moglie. Non per il cognato. E nemmeno per gli altri che hanno visto un uomo andarsene.

Sul posto, oltre al personale sanitario, sono intervenuti anche i carabinieri per i rilievi di rito. La salma è stata prima all’ospedale della Versilia, poi all’obitorio, l’epilogo della sua festa del papà.

(ha collaborato Roy Lepore)

Pubblicato su Il Tirreno