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Mps, la procura: "La morte di David Rossi non fu un omicidio"

Per la procura L'ex capoarea comunicazione di Banca Mp si uccise gettandosi dalla finestra del suo ufficio mentre le inchieste scuotevano la banca. Aperto un fascicolo per l'ipotesi di omissione di soccorso a carico di ignot

SIENA. La morte di David Rossi fu "un suicidio". Lo dice la procura di Siena "dopo analisi accurate e un riesame di tutto il materiale raccolto, anche nella precedente indagine", perché "gli elementi conducono a ritenere ragionevole l'ipotesi del suicidio e altamente improbabile quella dell'omicidio". Poche righe, in una nota firmata dal procuratore Salvatore Vitello, per spiegare la richiesta di archiviazione della seconda inchiesta sulla morte, la sera del 6 marzo 2013, dell'ex capoarea comunicazione di Banca Mps.

Per la procura Rossi si uccise gettandosi dalla finestra del suo ufficio mentre le inchieste scuotevano la banca. Lo stesso procuratore, però, ha deciso di aprire un fascicolo per l'ipotesi di omissione di soccorso a carico di ignoti, perché il giornalista non morì sul colpo e se fosse stato soccorso, forse, il suo decesso poteva essere evitato. E ciò consentirà di fare nuovi accertamenti sulle immagini delle telecamere che ripresero quanto successo in vicolo Monte Pio dove venne trovato il corpo di Rossi. Fu uno dei legali della famiglia dopo gli accertamenti fatti nel giugno scorso a chiedere un'inchiesta con questa ipotesi di reato.

Ora sarà il gip a decidere se accogliere la richiesta della procura contro la quale gli avvocati Luca Goracci e Paolo Pirani, legali dei familiari, hanno già annunciato opposizione. L'ipotesi del suicidio non ha mai convinto la famiglia, e in particolare la vedova Antonella Tognazzi che ha partecipato a un presidio organizzato a Siena dal Movimento 5 stelle per "chiedere giustizia".

Adesso i parlamentari di M5S chiedono l'invio di ispettori alla procura toscana la cui richiesta di archiviazione, spiegano, "ancora una volta, ci pare fondata su conclusioni superficiali", e criticano le parole del procuratore. Vitello nella nota sottolinea che "la procura è stata guidata dal confronto con le parti, nel solo ambito procedimentale, non avendo alcun rilievo affermazioni generiche e talvolta gratuitamente offensive, rilasciate ad organi di informazione, perché fondate sulla assoluta ignoranza della vasta attività di ricerca svolta dall'ufficio". "Tutti gli accertamenti fatti, sia investigativi sia tecnici, sono stati eseguiti dai consulenti tecnici d'ufficio" (l'anatomopatologa Cristina Cattaneo, che ha eseguito l'autopsia sui resti di Rossi, e il tenente colonnello del Ris Davide Zavattaro), spiega ancora la procura, "nel contradditorio con quelli di parte". I periti dei familiari, quindi, hanno avuto in mano gli stessi elementi dei consulenti dei pm.

L'inchiesta sulla morte di Rossi venne riaperta quasi un anno fa (la prima, con l'ipotesi di istigazione al suicidio, era stata archiviata nell'autunno del 2013). Ora i periti dei pm sembrano convinti che Rossi fece tutto da solo gettandosi dalla finestra dal terzo piano di Rocca Salimbeni: nessuno lo uccise o lo spinse a farlo. I legali dei familiari hanno annunciato che parleranno solo dopo il 20 febbraio, dopo aver presentato opposizione, quando depositeranno "le valutazioni e gli elementi probatori acquisiti" dai loro consulenti.


 

Pubblicato su Il Tirreno